L’Europeo della separazione

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Il Regno Unito esce dall’Unione Europea, ma nei campionati europei di calcio tutte le rappresentative nazionali delle isole britanniche (tranne la Scozia) si sono qualificate alla fase ad eliminazione diretta, e puntano dritte verso Parigi per alzare il trofeo simbolo di un continente dal quale vogliono distaccarsi politicamente.

Euro 2016 sta assumendo una veste anglosassone, assomigliano sempre più ad un’edizione del Sei Nazioni di rugby, e la Brexit dà un sapore in più alle gustose sfide a cui ci apprestiamo a degustare. A cominciare dal derby del mare d’Irlanda tra il favorito Galles di Gareth Bale, attuale capocannoniere del torneo, e l’Ulster (o Nord Irlanda) senza attaccanti, in cerca di un colpo gobbo. L’altra Irlanda (l’Eire), invece, affronterà i padroni di casa della Francia, spinti da un tifo esagerato, in un remake dello spareggio per i Mondiali del 2010, vinto (rubato) dai transalpini grazie ad un gol viziato da un plateale fallo di mano di Henry. Di sicuro gli irlandesi faranno di tutto pur di vendicare lo smacco di quella partita.

Infine l’Inghilterra, che si giocherà le chances di mettere in bacheca il primo campionato europeo della sua storia contro i debuttanti dell’Islanda, seguiti a Nizza da circa un quinto dell’intera popolazione dell’isola. La capofila dei secessionisti UE, piena zeppa di giovani talenti e con un Rooney in versione tuttocampista, ma guidata dal solito Hodgson in panchina, che sembra sempre non saper come sfruttare il talento dei suoi calciatori, dovrà dimostrare di essere finalmente una squadra vincente, e non solo un’accozzaglia di ottime individualità. In campo sarà affiancato, ancora una volta, dal fantasma del “siamo noi gl’inventori di questo gioco e non vinciamo niente”, che li perseguita (forse meritatamente) dalla fondazione della Football Association, ad eccezione del ’66 (e tutti sappiamo come andarono le cose). Sarà la volta buona per esorcizzarlo senza polemiche?

Ma il resto d’Europa non starà con le mani in mano a guardare il trionfo dei britannici. Infatti i neutrali e multietnici svizzeri sfideranno la Polonia di Lewandovski in un calderone bianco e rossi; la sorprendente Croazia, capace di sconfiggere l’Invincibile Armada di Del Bosque, se la vedrà con l’altrettanto sorprendente (in negativo) Portogallo, con Cristiano Ronaldo redivivo nell’ultima gara; poi il Belgio, nuova promessa del calcio in attesa di una conferma, contro l’Ungheria, vogliosa di ricalcare le gloriose orme dei suoi campioni del passato; i campioni del mondo in carica della Germania, che non ha bisogno di presentazioni, contro la Slovacchia di Hamsik, ennesima “prima volta” sugli scudi; infine un classico degli ultimi due Europei, Italia-Spagna: due squadre ingiocabili nelle prime due partite, disastrose nell’ultima, ma che muteranno ancora pelle per affrontare i temuti avversari.

Un campionato da non perdere assolutamente, soprattutto in questa fase da dentro o fuori, dove non si fanno calcoli, ma si gioca per la vittoria e nient’altro. Una celebrazione del bel calcio e della passione per la propria nazionale. Anche dell’Europa unita, avrei scritto. Purtroppo la commistione di diverse origini e culture, esemplificato dal pallone svariate volto, potrebbe essere sull’orlo del baratro.

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